L'Editoriale

La bufala del contratto a pezzi

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Lo storytelling di maggior successo su tv e giornali di queste settimane si è rivelato una bufala. Non che non sia vera la distanza tra Cinque Stelle e Lega su provvedimenti rilevanti, come la riforma della prescrizione, ma da qui ai duelli da cavalleria rusticana tra Di Maio e Salvini ce ne corre. I retroscena ridondanti su autorevoli quotidiani possono essere dunque archiviati nella cartella dei desideri di certa stampa, piuttosto che negli almanacchi dei fatti reali. Il Governo è frutto di un contratto tra forze politiche molto diverse, ma ai leader per primi, e ormai anche all’establishment più responsabile del Paese, non sfugge che non c’è alternativa. E solo le opposizioni ridotte ai minimi storici di idee e di consensi, con le loro sempre meno rumorose grancasse mediatiche, possono sperare in un terremoto a Palazzo Chigi mentre l’Europa tenta di farci a fettine, imponendoci se potesse un nuovo commissariamento in stile Monti & Fornero. Stamattina dunque dovrebbe sbloccarsi l’iter per chiudere la legge spazza-corrotti, con il controverso passaggio sulla prescrizione, come preteso dai Cinque Stelle in cambio dell’appoggio leale al decreto Sicurezza. CosÏ funzionano le cose quando si tira la cinghia in due. Questo non vuol dire che i contraenti del patto di Governo non possano criticare e migliorare le reciproche proposte, ma alla resa dei conti due soggetti con pari dignità devono rispettare i principi fondamentali posti da ciascuno, soprattutto se si tratta di bandiere storiche come quella posta sempre dai Cinque Stelle sulla legalità.

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