L'Editoriale

La casta e il Diritto dei furbi

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Quant’è inutile discutere di etica quando ai più interessa solo la cotica. Il caso del momento è l’indomita resistenza degli ex senatori per tenersi il vitalizio, un privilegio di cui hanno goduto per decenni malgrado anche loro sia la colpa delle difficili condizioni in cui versa il Paese. Il Diritto pronunciato con due D non consente di varare leggi retroattive – falso! – e chissenefrega se un normale cittadino dopo quarant’anni di lavoro non avrà gli stessi benefici di chi ha totalizzato un solo giorno in Parlamento – neanche il tempo di orientarsi tra divani e tappezzerie.

Non c’è senso di responsabilità o di giustizia sociale che regga: chi ha avuto ha avuto e chi deve avere non molla l’osso, argomentando tale ingordigia con discussioni da azzeccagarbugli. Insomma, il sistema di sempre per mettercela in quel posto e poi farsi dire pure grazie. Uno stile che va di moda, ed ecco che una delle maggiori banche italiane, l’Unicredit, dopo aver annunciato quasi cinque miliardi di utili, per premio pretende di licenziare 6mila dipendenti, oltre i 9mila cacciati nell’ultimo triennio. Ovviamente per mandare a casa tutta questa gente la banca accederà anche ai benefici pubblici, cioè soldi che tutti noi paghiamo con le tasse.

Ora, in punta di diritto Unicredit mica fa niente di male: chiede di disporre delle stesse leggi che valgono per tutti. Leggi come quelle che dopo un anno e mezzo impediscono di revocare le concessioni autostradali a chi si è distribuito ogni anno dividendi per miliardi dimenticandosi di fare le manutenzioni. E poi c’è chi si stupisce se dilagano i populismi.

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