L'Editoriale

La crisi del Pd schiaccia l’opposizione

Con il Pd confuso, il fronte contrapposto alle destre resta diviso, poco chiaro negli obiettivi e con poco appeal per l’elettore.

La crisi del Pd schiaccia l’opposizione

Da quando governano – e ormai è quasi un anno – le destre hanno combinato pochissimo. L’economia è in frenata e tutto costa caro, la criminalità dilaga anche tra i giovanissimi, gli sbarchi dei migranti sono al massimo storico. Eppure, la maggioranza veleggia comodamente nei sondaggi. Questo si deve a diverse ragioni, a partire da una formidabile protezione mediatica. Ma a far dormire serena la Meloni è la crisi del Pd, che al momento resta la più consistente forza d’opposizione, anche se non si capisce più chi voglia rappresentare davvero.

La segretaria Schlein ha riaffermato alcuni temi identitari della sinistra, come il sostegno ai lavoratori e ai poveri, i diritti civili e l’ecologia, ma non è credibile sulla guerra, mentre gli orfani del renzismo che ha in casa le segano la poltrona sotto i piedi. A guidare la fronda sono i governatori che pretendono il terzo mandato: De Luca e Bonaccini. Segue tutta quell’area che si definisce base riformista, che rimpiange Renzi e Calenda (ieri altri trenta dirigenti sono passati con Azione) e i nostalgici di una deriva autoritaria emersa con l’allora ministro Minniti.

Un rimpianto che ha portato a lodare persino il decreto Caivano, con cui il governo si illude di fermare le baby gang aumentando la repressione. Con i dem talmente confusi è igienico che l’altro grande schieramento all’opposizione, i 5 Stelle, non stringano accordi se non su specifiche iniziative. Così il fronte contrapposto alle destre resta diviso, poco chiaro negli obiettivi e di conseguenza con poco appeal per l’elettore.