L'Editoriale

La cultura può salvare le periferie

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Il colore che cancella il degrado. E si fa cultura, e dunque vita e speranza. Anche nelle periferie. Soprattutto nelle periferie: quel mondo abbandonato dove l’arte è roba da snob, e il grigio domina su giorni tutti uguali nella lotta per sopravvivere. Grigi sono i palazzi e grigio è il futuro. È proprio qui che perciò serve il colore. E mecenati che ce lo portino a secchi, a fiumi, a oceani. Esattamente quello che è accaduto a Roma. Un miracolo nel quartiere di Tor Marancia, con l’arte appiccicatasi sui muri, arrampicatasi fino ai piani alti per guardare dalla finestra gli abitanti di una stessa città che ha Michelangelo e Bernini. Grazie alla Fondazione Roma e al suo presidente Emmanuele Emanuele, l’ultimo dei mecenati, quella che viene definita arte di strada ha rianimato quelle vie, non solo decorando in modo particolarissimo gli immobili, ma trasmettendo a chi vi abita il significato più profondo dell’essere una comunità. Nel ricco centro storico come in periferia. È questo che dovrebbero fare le Fondazioni ex bancarie. Da Genova a Siena però non possono più farlo perché hanno speso tutti i loro soldi per giocare al Risiko bancario. A Roma no. E la città e l’arte ringraziano.

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