L'Editoriale

La destra che bastona i poveri

Matteo Salvini
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Quando Salvini apre sul nucleare mi sento sollevato, perché ho il sospetto che l’energia atomica non sia il suo forte, e con chi è solito parlare di cose che non conosce è sempre meglio fare l’opposto, che di sicuro si sbaglia meno. D’altra parte, se si esclude la bandiera, di Green la Lega ha poco e niente, mentre parlare a vanvera è lo stile del Carroccio, senza eccezione per chi sta marcando più di tutti la distanza dal segretario. Prendiamo il ministro dello Sviluppo economico, Giorgetti, che di lavoro qualcosa dovrebbe aver studiato. Più per smentire il suo leader di partito (contrario al Reddito di cittadinanza) che per puntellare Draghi, invece favorevole (se no perde i voti dei 5 Stelle in Parlamento) il ministro ha sganciato l’idea del Lavoro di cittadinanza.

Così con una sciocchezza sola ha rivelato che: 1) se questo è l’avversario migliore allora Salvini dorma tranquillo, 2) non sa che più di due milioni di percettori del Reddito di cittadinanza sono anziani o inabili al lavoro, 3) la misura voluta dai 5S serve a bloccare lo sfruttamento di chi prima doveva accettare qualunque salario, anche minimo, mentre costringere chi prende il sussidio (in media 256 euro) a lavorare come chi percepisce uno stipendio vero innesca una concorrenza sleale, rendendo non competitivo a livello salariale chi è assunto regolarmente. Per questo si sono previste delle piccole collaborazioni, che molti percettori del Reddito di cittadinanza sono ben felici di fare, ma non il Lavoro di cittadinanza, che tradotto dal celtico leghista all’italiano significa poveri cornuti. E pure mazziati.

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