La destra che campa di bugie

di Gaetano Pedullà

Se la destra italiana non fosse ridotta alla macchietta di se stessa, incapace di fare altro che non sia propaganda, avrebbe evitato di allungare il palmarès delle sue brutte figure cavalcando la storiella dei soldi gentilmente recapitati ai Cinque Stelle da Maduro. Una balla talmente esagerata da essere stata completamente rimossa dalla memoria generale, visto che era già uscita – senza farci cascare nessuno – diversi anni fa. Fin troppo facile capirne l’assoluta falsità.

Nel 2010 il regime di un Paese già all’epoca alla fame avrebbe regalato milioni a forze politiche appena nate e prive di alcun potere, come il Movimento di un ex comico che strillava nelle piazze, o lo spagnolo Podemos. Una vicenda che nel caso italiano diventa ancora più illogica, a meno che qualcuno sappia spiegare per quale motivo accettare 3,5 milioni in nero e poi rinunciarne a decine attraverso le restituzioni dei contributi pubblici. Più che sospetta anche la fonte che rilancia la fake news, cioè un giornale di destra simile ai gemelli italiani pieni di fesserie, e il momento in cui il presunto documento dei servizi segreti di Caracas – tra l’altro visibilmente contraffatto – viene tirato fuori, proprio mentre la discussione sulla leadership dei pentastellati rischia di frantumare il principale sostegno del Governo.

Nonostante tutto questo, ieri autorevoli esponenti di Lega e Fratelli d’Italia hanno parlato di ombra pesantissima (ma da quando le ombre pesano?) sui 5S, chiamandoli a giustificarsi di una fandonia su cui dal reggente Crimi a Casaleggio Jr hanno immediatamente annunciato querele. Strana mossa da parte di chi non ha voluto rispondere nemmeno al Parlamento sull’oro di Mosca alla Lega, con le registrazioni vocali – quindi qualcosina in più di un documento realizzato col photoshop – di quella che sembra una trattativa segreta per finanziare il Carroccio attraverso una fornitura petrolifera.

Ora però l’ufficio pubblicità di Salvini & C. ha un argomento per insinuare il sospetto e accostare i Cinque Stelle ai partiti tradizionali, di destra come di sinistra, che le mazzette – quelle vere, mica quelle inventate in Venezuela – non hanno mai smesso di prenderle. Per i loro elettori di bocca buona basta e avanza.

 

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