La destra più vigliacca di sempre

di Gaetano Pedullà

Gli appassionati del nostro sempre più imbarazzante regionalismo si segnino che ieri a Reggio Calabria è crollato il tetto del Consiglio regionale mentre in Puglia si sono schiantati decenni di battaglie per la parità di genere, con il Governo Conte costretto a nominare un prefetto per dare alle donne una vera chance di successo alle prossime elezioni regionali, imponendo la doppia preferenza. Una norma che la politica locale non è riuscita a darsi per l’ostruzionismo in particolare di Fratelli d’Italia, l’unico partito niente affatto che per ironia della sorte guidato da una donna, Giorgia Meloni.

Nell’attuale Centrodestra italiano infatti funziona così: se c’è da acchiappare voti ci si mette la faccia, se no si fa finta di niente o alle brutte si utilizza la faccia di qualcun altro. Prendiamo l’autorizzazione a procedere votata dal Senato per Salvini. L’ex vicepremier che esattamente un anno fa occupava ogni strapuntino su giornali e telegiornali ergendosi a unico difensore della patria dall’invasione dello straniero, ora piagnucola che la decisione di non dare un porto alla nave Open Arms piena di migranti era pure di Conte e dei ministri Toninelli e Trenta, notoriamente contrarissimi a ogni soluzione umanitaria, per quanto del tutto incompresi perché sulla stampa nazionale non c’era posto che per l’impavido Capitano della Lega.

Invece di prendersi le sue responsabilità, come dovrebbe essere la regola per un vero leader, il solito Salvini getta la croce dove capita, possibilmente sui suoi avversari politici ma alla bisogna anche sui suoi stessi esponenti di partito, come fece il giorno dopo essersi rimangiato la parola data per far cadere la maggioranza gialloverde. “Sono i mei uomini che me lo chiedono, non li tengo più”, disse a Conte e Di Maio, aggiungendo all’onta del tradimento lo squallore di attribuirne ad altri la colpa. Uno stile che però ora conoscono tutti, e che rende il leader del Carroccio inaffidabile, e anche per questo bruciato – insieme alle insidie della Legge Severino – come futuro candidato premier dell’area sovranista.

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

La condanna di Matteo c’è già stata

Se quella sui camici di Fontana è un’inchiesta a orologeria, ovviamente l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini è un processo politico. Dicono così dalle parti della destra più becera e meno legalitaria del mondo, trascinata da quasi tre decenni di berlusconismo nella più smaccata insofferenza verso tutto ciò che ha a che fare con la…

Continua

I renziani affamati di poltrone

Chissà chi sta messo peggio tra i due Matteo, uno che oggi rischia di finire sotto processo per la vicenda Open Arms e l’altro che ormai stabile nei sondaggi sotto al 5% comincia a non governare più la sua truppa. Proprio per questo motivo ieri al Senato è saltato l’accordo politico sulle presidenze delle commissioni…

Continua

La dittatura sanitaria e altre bugie

Con la credibilità di chi prima voleva tutto aperto, poi tutto chiuso, adesso tutti in giro senza mascherina perché il Covid è finito, ma a patto che non si tratti di migranti perché spargono il Covid (ma non era finito?), ieri Matteo Salvini ha fatto in Senato un altro show, dopo il delirante convegno negazionista…

Continua

Un comitato scientifico da paura

Se vi hanno appassionato le giravolte dei virologi, il nuovo comitato tecnico scientifico presieduto da Salvini, Sgarbi e Bocelli vi entusiasmerà ancora di più. I luminari, notoriamente esperti di virus e pestilenze, ieri ci hanno informato che ancora oggi milioni di persone fanno finta di contagiarsi nel mondo, perché prendersi il Covid deve essere diventato…

Continua

Manca Totò alla tavola dei Fondi Ue

La pappa non è ancora arrivata ma un sacco di gente si è già seduta a tavola. E vista la fame di questi tempi, il finale di Miseria e nobiltà, con Totò che si infila in tasca gli spaghetti, sarà nulla a confronto. Parliamo del Recovery Fund, la montagna di miliardi che il premier Giuseppe…

Continua

Recovery festival delle bugie

Non ne azzeccano una neanche per sbaglio, ma più sono smentiti dai fatti più girovagano per le tv a confondere le acque su quello che è appena successo in Europa. La quasi totalità dei giornalisti fissi nei talk show anziché chiedere scusa per aver sballato tutte le previsioni sul Recovery Fund, da ieri ci spiegano…

Continua

Aspettando gli aiuti di Paragone

Tra i fenomeni da circo della politica italiana quest’estate va di moda il numero della testa nella bocca del leone. La capoccia ovviamente non è quella di Lorsignori ma la nostra, che secondo mezzo Pd e i soliti Renzi, Calenda e Berlusconi (sempre più anime di uno stesso partito) dovremmo  infilare nella tagliola del Mes,…

Continua

A Bruxelles vincono gli egoismi

Mentre un esercito di volpi della politica italiana, anche nel Governo, non risparmia critiche a Conte e ai Cinque Stelle perché si ostinano prudentemente a non chiedere i soldi del Mes, l’Europa getta la maschera, rivelando di essere a malapena un’Unione mercantile, perennemente a corto di valori come la solidarietà tra Stati o la condivisione…

Continua

A Virgì scordamoce sti scribani

A Virgì, Roma nun se merita sti scribani. Lo so, fossi davvero buono a comporre i sonetti potrei dirlo meglio, ma non ho la vena poetica di tanti colleghi giornalisti, e mai potrei raggiungere le vette della loro fantasia nell’attribuire a questa sindaca ogni tipo di disastro, preferibilmente se lasciato da chi c’era prima di…

Continua

I Benetton e lo Stato a testa alta

Cose mai viste sotto questo cielo. Il prossimo 14 agosto chi governa il Paese potrà presentarsi a testa alta ai familiari delle vittime del ponte Morandi di Genova. La città ha un nuovo viadotto e chi non garantì la manutenzione non farà più affari d’oro con la concessione delle autostrade. In questa Italia abituata a…

Continua