L'Editoriale

La fortuna al contrario di Tripoli

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Quanto ha senso indignarsi per mezzo mondo che vuole immigrare a casa nostra e poi continuare a fare le guerre coloniali? Si dirà che le colonie europee sparse per il pianeta – o i posti al sole come li smaltava il fascismo – non ci sono più, ma la guerra civile in corso in Libia come la vogliamo chiamare? Lo sanno tutti che il primo ministro Sarraj assediato a Tripoli è “gradito” all’Onu, agli Usa e per lungo tempo è stato un interlocutore forte dell’Italia, mentre le milizie che attaccano sono legate al generale Haftar “amico” dei francesi. La differenza con le vecchie guerre è che prima insieme agli Ascari o ai mercenari locali, chi faceva i propri interessi col cannone ci metteva la faccia, inviando truppe d’occupazione. Oggi invece fanno tutto loro. Così l’Occidente ha tenuto per secoli sotto scacco l’Africa, parte di Asia e America latina, non certo arricchendo le popolazioni locali che ora infatti ci troviamo sull’uscio di casa in cerca di un po’ della torta del benessere che gli è stata portata via. E la Libia è troppo ricca per essere anche fortunata.

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