La fuga di Mediaset in Olanda pagata dagli italiani

L’operazione è giustificata da un riassetto societario delle tv in Italia e Spagna, ma il trasloco di Berlusconi in una nuova holding olandese svela almeno tre problemi rilevanti per il nostro Paese. Il primo è che il guaio della nostra economia non sono le delocalizzazioni nei mercati extracomunitari o negli Stati Ue di frontiera, dove il costo del lavoro è un vantaggio essenziale. Ad Amsterdam gli stipendi e tutto quello che segue sono persino più alti che da noi, eppure dall’ex Fiat a molti altri gruppi minori c’è la fila per portare la sede legale nella terra dei tulipani.

La fuga di Mediaset in Olanda pagata dagli italiani

La concorrenza, quella vera, ce la facciamo quindi nel cuore dell’Europa, dove norme, burocrazia e regole fiscali fanno la differenza per le imprese. Il secondo problema sta nell’assenza di barriere all’espatrio per chi ha preso a mani basse finanziamenti o concessioni pubbliche. E non illuda la mossa di Mediaset di lasciare in Italia la sede fiscale (che potrà facilmente trasferire in un secondo momento).

Così come la Fiat – beneficiata dalla costruzione nel primo dopoguerra della rete autostradale (dove scorrevano se no le auto che produceva?) sino a decenni di cassa integrazione e rottamazioni – allo stesso modo le tv del Biscione vivono grazie all’utilizzo dell’etere. È giusto che il valore industriale generato da risorse e beni di tutti gli italiani salutino e vadano via come se nulla fosse? Ultimo punto, infine, è la marginalizzazione dell’Italia in un’Europa che a noi lascia la buccia dei vincoli e si porta via la polpa degli affari. O vogliamo chiudere gli occhi anche su questo?