L'Editoriale

La giravolta di Giorgia sui dossier

Bisognava alzare un polverone e questo è bastato per rinvigorire la retorica delle destre vittime dei poteri forti e dei loro spioni.

La giravolta di Giorgia sui dossier

Per fortuna che l’ultimo scandalo dei dossier è tra i più inquietanti della storia repubblicana. Meloni e Salvini l’hanno gridato ai quattro venti, amplificati dai loro trombettieri su tv e giornali. La stessa premier non ha esitato ad evocare un mandante per l’utilizzo illecito delle banche dati dello Stato. E pazienza se per ora non si è trovato altro che l’accesso agli archivi riservati, senza alcuna prova che i dossier esistano davvero.

Bisognava alzare un polverone e questo è bastato per rinvigorire la retorica delle destre vittime dei poteri forti e dei loro spioni. Certo, il piagnisteo era grottesco visto che tra i “controllati” non risulta un solo leader dei partiti al governo mentre compare Conte con la compagna, la famiglia e una serie di persone a lui vicine. Fatto sta che la vicenda è passata come un attacco unicamente contro Giorgia e i suoi alleati.

Da qui l’idea del ministro Nordio di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta, che data la presunta enormità della vicenda è il minimo sindacale. Parallelamente, la stessa Presidente del Consiglio ha promesso di andare fino in fondo. Roba da rischiare di crederci se non sapessimo che Meloni è cintura nera di giravolte.

Così al momento di farla davvero questa Commissione d’inchiesta, Fratelli d’Italia con la Lega si sarebbero dileguati, e qui il condizionale è d’obbligo perché non è detto che domani ci ripensino. In ogni caso, un balletto degno di Pulcinella. Su cui ridere se non fosse che al timone del Paese abbiamo una tale saltimbanco.