L'Editoriale

La grande battaglia dell’equità

Le forze progressiste e di sinistra farebbero bene a concentrando gli sforzi sulle proposte di equità sociale.

La grande battaglia dell’equità

Andrea Orcel, cioè l’amministratore delegato di Unicredit, ha guadagnato l’anno scorso 9,95 milioni di euro. Soldi che gli azionisti gli hanno pagato volentieri visti gli utili incamerati dalla banca, che nel solo 2023 sono stati 8,6 miliardi, segnando il miglior esercizio di sempre.

Chi campa con duemila euro al mese, e spesso anche di meno, può prendere una calcolatrice per vedere quanti zeri ci sono in una retribuzione milionaria, e magari flagellarsi misurando quante vite ci vogliono per fare pari e patta con un solo anno di top manager e usufruttuari di grandi patrimoni.

Ma chi governa non può limitarsi a guardare, trincerandosi dietro le decisioni del mercato, perché non è solo immorale ma è soprattutto impossibile che la forbice tra i troppo ricchi e i troppo poveri si apra all’infinito. Eppure, il nostro governo sui salari ha due atteggiamenti molto differenti: immobile di fronte a quelli stratosferici e invece attivissimo nel bloccare l’aumento ad almeno nove euro l’ora per quelli miserrimi.

Ora è chiaro che non discende da qui un contrasto serio alle diseguaglianze economiche, ma l’accanimento contro i più poveri mentre si accetta tutto dai potenti dà la misura di quanto alle destre prema poco della gente comune e di chi è indigente. Persone che le forze progressiste e di sinistra, invece, farebbero bene a coltivare di più, concentrando gli sforzi sulle proposte di equità sociale, come sta avvenendo col salario minimo, prima che sulle formule politiche dei campi larghi di partiti e stretti di elettori.