L'Editoriale

La Jihad di politica e toghe

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Se va avanti così, alla fine non potrà che restarne una sola. Politica e magistratura in questo Paese non convivono più in modo dignitoso da troppi anni. Tangentopoli, i tentativi di riforme, l’infinita stagione giudiziaria di Berlusconi e una serie di depenalizzazioni hanno fatto sì che la diffidenza di molte toghe verso il Parlamento sia oggi assoluta, così come quella di gran parte dei nostri deputati e senatori verso i tribunali e le Procure. Due poteri dello Stato in guerra perenne. Una mostruosità per chi ha come stella polare quell’equilibrio dei poteri non sindacabile in una democrazia liberale. Tra magistrati e politici non manca però solo la fiducia, ma anche la possibilità di un confronto franco e risolutivo con cui provare a mettere fine a questa pericolosissima tenzone. Così l’astio cresce e presto o tardi i due mondi saranno definitivamente inconciliabili. Serve dunque una soluzione, un luogo di discussione dove chiarirsi una volta per tutte prima che le due parti, con i rispettivi partiti nell’opinione pubblica, si massacrino di nuovo. Lasciando allo Stato, come al solito, il conto da pagare.

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