L'Editoriale

La lezione di un Paese bloccato

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Le date usciranno stamattina in Gazzetta ufficiale e finalmente 64 mila precari della scuola avranno l’opportunità di essere stabilizzati senza che sia più possibile fare marcia indietro. I posti in palio sono 32mila, e con il loro arrivo medie e superiori potranno avviare il prossimo anno scolastico con meno tensioni di questo appena cominciato, anche se sinistra e sindacati non smetteranno di far danni, come avviene da sempre nel mondo dell’Istruzione.

L’ultimo tentavo, a tempo scaduto, è arrivato ieri dal Pd, che ha chiesto di rinviare il concorsone, subito sostenuto dai sindacati, con le scuse più amene: se ne riparli quando i candidati positivi saranno guariti, oppure a Natale mentre gli alunni sono in vacanza, o magari l’anno prossimo, pur di non stressare le attività didattiche appena cominciate. La logica del rinvio, insomma, che alimenta l’aspettativa degli insegnanti e la loro dipendenza dalla politica e dei confederali, con gli autonomi loro parenti.

Un sistema a cui una ministra coraggiosa non si è voluta piegare, a costo di veder ripartire l’ostilità dei centri di potere, sempre bravi a frenare e mai a fare i veri interessi di chi vive la scuola: docenti e studenti. Perciò la Azzolina non si aspetti alcun ringraziamento per la sua forzatura. Il blocco di interessi che poggia sulla scuola ha radici profonde e persino chi beneficerà del concorso può avere debiti da pagare o sarà messo in condizione di averne presto. Ma senza spallate questo Paese non va avanti. E questa è una lezione che ormai sappiamo a memoria.

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