L'Editoriale

La mazzetta non è più un problema

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Dopo avergli ridotto i poteri, il Governo ha promesso di rimediare. L’avviso però è chiaro: saltate le teste dei manager di Stato non ortodossi al verbo renziano e spedito lo sfratto al direttore generale della Rai, prossimamente a togliere il disturbo dovrà essere Raffaele Cantone, il magistrato che l’ex premier aveva trasformato in una sorta di bollino blu vivente, buono da esibire il giorno dopo ogni caso di corruzione. Con mezzi inadeguati alla montagna di inchieste da seguire, dall’Expo al Mose, fino ai dirigenti in Campidoglio, l’Autorità stava diventando abilissima a chiudere i recinti dopo che i buoi se n’erano abbondantemente scappati. Per questo Cantone aveva chiesto di poter giocare d’anticipo e un anno fa gli avevano pure detto sì. Via libera che non gli ha impedito di arrivare persino terzo in una vicenda come quella Consip, in coda alle Procure di Napoli e Roma. Ciò nonostante il nome del magistrato è considerato da tempo uno dei più papabili per un futuro governo senza Renzi o suoi cloni. Tanto qui i magistrati che fanno politica non fanno più impressione a nessuno. Ma una certa paura a qualcuno evidentemente sì.

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