L'Editoriale

La merce più cara è l’incertezza

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Se mai servisse un buon motivo per decidere cosa è meglio tra andare presto al voto o continuare a galleggiare appesi al governo Gentiloni, si può fare un salto a Madrid e guardarsi attorno. Anche la Spagna, come noi, ha sofferto per la crisi finanziaria contagiata all’Europa dagli americani dopo il crollo della Lehman Brothers. Come noi, il Paese iberico ha pagato il conto dello spread che ha fatta ricca Berlino e più di noi gli spagnoli hanno vissuto i guai della bolla immobiliare. Ieri però il loro ministro dell’economia ha corretto le previsioni sulla crescita di quest’anno, che non sarà del 2,7 ma del 3% tondo. Per capirci: tre volte quanto speriamo di fare in Italia. Basta solo questo, più dei destini personali di Renzi, Grillo, Berlusconi e cespugli vari, a certificare che non si può perdere altro tempo con governi provvisori. Foglie di fico che i tedeschi e i mercati fanno finta di apprezzare, mentre qui rinviamo riforme e scelte radicali senza le quali oggi siamo costretto a invidiare persino i risultati spagnoli. E domani potremo solo pagare carissimo la risalita dei tassi e la fine degli aiuti Bce.

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