L'Editoriale

La mossa obbligata del sindaco

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C’è sempre un punto più basso per la nostra politica. Roma è in ginocchio tra disservizi, un processo per mafia e un Giubileo alle porte per il quale non siamo affatto preparati. Un minimo di senso delle istituzioni, se proprio non si ha nessun amore per la città, imporrebbe di non pensare ad altro che alla soluzione di questi problemi. Cosa succede invece in Campidoglio? Il sindaco che sa perfettamente di non avere più una maggioranza in Consiglio comunale ritira le dimissioni e prepara altre lunghe settimane di agonia politica e amministrativa. La poltrona conta più di qualunque altra cosa, anche quando a occuparla è un esponente della cosiddetta società civile prestato alla politica. Marino d’altra parte ha fatto i suoi conti. Con questa giravolta oggi è di fatto il nuovo leader dell’opposizione a Renzi. Per un medico rimasto senza incarichi (e senza un posto di lavoro) la vendetta è l’unica cosa a cui pensare. E cavalcando il fronte che fa la guerra al premier, magari ostentando un facile vittimismo, l’obiettivo sarà più facile da centrare. La partita politica farà passare così in secondo piano il flop come sindaco. Gli italiani tanto dimenticano presto.

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