L'Editoriale

La musica stonata dell’Ocse

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Non ne indovina una neanche per sbaglio, se dice qualcosa sull’Italia è solo per annunciare sventure, e non si ricorda la benché minima autocritica sull’austerità economica che ci canta su spartito del Fondo monetario e con la partecipazione di tutto il coro del rigore. Parliamo dell’Ocse, un’organizzazione con sede a Parigi e dalle cui fila proviene, per capirci, l’ex ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, prototipo dei tecnici che piacciono alle élite finanziarie, fin quando non scoprono nuovi amori e diventano, giusto per dire, deputati del Pd.

Senza vergogna per i danni che ha contribuito a fare in mezzo mondo, con le sue pagelline sui Paesi colpevoli di spendere qualche soldo per ridurre le disuguaglianze invece di ingrassare i mercati, l’Ocse ieri ci ha detto che il salario minimo di 9 euro lordi l’ora è troppo generoso, e ai lavoratori italiani può bastare molto meno. Una barzelletta, che fa ancora più ridere se si pensa che i dipendenti di questa allegra combriccola di economisti guadagnano cifre stratosferiche.

Purtroppo però il mondo resta diviso tra chi conta e chi è contato, e ai piani alti non solo si perde il contatto con la realtà, ma si pretende pure di sindacare su come gli Stati debbano regolare ogni cosa, compreso l’euro in più o in meno da mettere in buste paga magre da far paura. La platea a cui – fatto straordinario! – si rivolge la politica con il salario minimo non è quella dei manager o di molti professionisti, bensì quella di chi porta a casa stipendi quasi sempre indecorosi, esattamente come le ricette dell’Ocse.

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