L'Editoriale

La politica degli insulti non paga

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La politica degli insulti ci regala una nuova perdibilissima pagina con Beppe Grillo che dà del cialtrone a Renzi. Di argomenti il fondatore dei Cinque Stelle ne ha quanti ne vuole, ma ogni scalino che si scende nella civiltà del confronto politico è un gradino che non si risale più. La lite su quanti voti ha preso in più o in meno il Movimento lascia d’altronde il tempo che trova. I verdetti che contano nelle tornate amministrative sono quelli dei ballottaggi. Un’elezione completamente diversa dal primo turno, dove i voti conquistati solo due settimane prima vengono azzerati e si riparte da zero. La polemica dimostra quindi un forte nervosismo per i colpi bassi che gli schieramenti di questa Italia politicamente tripolare – Pd, Cinque Stelle e partiti di Centrodestra – minacciano di darsi. Salvini pronto ad allearsi con chiunque pur di battere Renzi, Sala e Parisi che schiacciano l’occhio ai grillini, la Raggi e l’Appendino che a Roma e Torino temono la confluenza dei voti moderati verso i candidati Pd, sono le variabili possibili di un ballottaggio dove può succedere di tutto. Tranne vedere i nostri politici che si confrontano senza insultarsi.

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