La Rai che affonda il Paese

La girandola di direzioni di questi giorni è emblematica di com’è mal ridotto il servizio pubblico.

Ad essere sincero non dovrei sacrificare una sola parola di questo spazio per occuparmi di Rai, ma farò un’eccezione visto che la girandola di direzioni di questi giorni è emblematica di com’è mal ridotto il servizio pubblico.

ROMA DESERTA

Non dovrei parlarne perché La Notizia, nonostante sia al decimo anno di pubblicazioni, è palesemente censurata dalla tv di Stato, al contrario di altre testate che imperversano con i loro giornalisti in tutte le trasmissioni. E non parliamo delle rassegne stampa, dove i nostri titoli devono aver fatto venire a qualcuno che conta l’orticaria, e così hanno risolto cassandoci.

Questo manipola dolosamente il mercato dell’informazione, in quanto consente ad alcuni di apparire più autorevoli di quanto non siano e ad altri di restare nell’ombra, anche se si tratta di testate – come questa – che per scelta non gravano sulle tasche dei cittadini ricorrendo al finanziamento pubblico.

D’altra parte noi paghiamo le colpe di non leccare da Draghi ai potenti di destre e sinistre, ci battiamo per la povera gente – cioè chi ai piani alti non conta niente – difendiamo come pochi il welfare e l’Ambiente. E denunciamo gli scandali di questo Paese, anche a Viale Mazzini, dove nessuno ha scritto quanto noi dell’indecenza dei guadagni di Bruno Vespa, sopra la soglia di legge.

Dunque non ci stupiamo se Porta a Porta per noi è Porta Chiusa, o se esimi direttori che hanno portato al fallimento le loro testate dilaghino, accontentandoci di constatare che nonostante questo embargo La Notizia ha una comunità di lettori affezionata e cresce.

Quello che però non si può accettare è l’assoluta rinuncia persino a far finta che la politica non decida tutto nelle scelte apicali dell’azienda, spostando i direttori da una poltrona all’altra manco fossero pedine, solo per decisione dei partiti, degli agenti televisivi o di chi non si sa chi.

Una vergogna che dovrebbe portare automaticamente tutti i dipendenti a indignarsi e scioperare, ma che invece passa sopra le loro teste, comprese quelle dei giornalisti, senza che nessuno faccia un plissé. E se questa è l’informazione che deve far crescere il senso civico del Paese, allora non stupiamoci se siamo messi come stiamo.