L'Editoriale

La rivincita di Matteo sulle banche

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Non facciamo gli ingenui. Sulla Banca d’Italia si sta giocando una partita che non ha niente a che vedere con il bene del Paese e il rispetto dei risparmiatori. Se il tema di fondo fosse questo, il Governatore Visco sarebbe già parcheggiato da un’altra parte. Matteo Renzi, che non brilla certo di tatto istituzionale, ha provato a farlo fuori senza mettere al corrente da Mattarella in giù. E d’altra parte non si aspettava una tale levata di scudi per un signore che non ha fatto assolutamente niente mentre una dietro l’altra saltavano molte banche, anche per colpa delle clamorose sviste nella vigilanza. Tra queste banche c’è incidentalmente anche Banca Etruria, dove era vice presidente il babbo della fedelissima Boschi. Persino la ministra, secondo la versione dell’ex direttore del Corsera De Bortoli, smentita dall’interessata, si sarebbe data da fare più del governatore per evitare quel fallimento. Comprensibile dunque che Renzi se la fosse legata al dito. Ma mentre tanti padri nobili della Patria gli si avventano contro, il segretario del Pd se ne va in treno per l’Italia a cercare gli elettori. A Prodi (ricco pensionato con l’hobby di spostare le tende della politica dove batte il sole), Napolitano (tranquillo senatore a vita), Padoan (conferenziere imposto al Tesoro dai poteri forti internazionali), Calenda (che di suo non ha un voto), Veltroni (che stanno ancora aspettando in Africa) e tutti gli altri miracolati del Palazzo (e del Pd) che bombardano Renzi, nessuno chiederà che ci sta a fare Visco. Spiegarlo e prendere i voti però è un’altra cosa.

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