L'Editoriale

La scuola ostaggio dei sindacati

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In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. Lo scriveva George Orwell, un nome che a tanti ragazzi delle nostre scuole non dice nulla, perché la scuola italiana arriva dove può, e tra plessi cadenti, professori che mancano e scioperi degli studenti è grasso che cola quando si arriva a Manzoni e Garibaldi. Perciò ha avuto un bel coraggio la ministra Azzolina nello sbattere in faccia ai sindacati le loro responsabilità nel frenare la riapertura delle aule a settembre.

Una verità scomoda da tirare a galla, esattamente come le altre responsabilità dei confederali nel degrado del sistema scolastico. Basti pensare al prezzo preteso negli anni della Prima Repubblica, quando Cgil, Cisl e Uil si garantivano un enorme potere obbligando la politica a gonfiare di personale scuola e pubblico impiego in cambio della pace sociale. Oggi i tempi sono molto diversi, ma l’esigenza di garantire la massima sicurezza nel mezzo di una pandemia offre una possibilità inattesa a chi vuol tornare a lucrare qualche vantaggio, sapendo di poter contare su una stampa che non sa più a cosa appigliarsi per sparare ogni giorno sull’Esecutivo.

Senza dimenticare che a Sinistra parlare male dei sindacati è lesa maestà, e infatti ieri l’ex ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli (ex sindacalista, ça va sans dire) s’è subito inalberata, definendo l’Azzolina irresponsabile. Come se aver smontato per decenni la scuola, tagliando i fondi e governandola col permesso dei sindacati, possa definirsi responsabile.

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