L'Editoriale

La sfortuna falso alibi a Bruxelles

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Sarà pure che un giocatore non si giudica dai calci di rigore, ma quando è il momento del colpo vincente chissà come mai l’Italia non vince mai. Non abbiamo ancora digerito l’eliminazione dai Mondiali di calcio ed ecco che la sorte ci leva l’assegnazione a Milano dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). Un’autorità che tra posti di lavoro e indotto muove centinaia di milioni di euro l’anno e sulla quale la nostra diplomazia e lo stesso premier Gentiloni hanno speso tutta la loro influenza. Che contiamo poco a Bruxelles ovviamente non è una sorpresa. Su questa partita però abbiamo corso con la palla al piede. L’ex direttore dell’Aifa (la nostra Agenzia del farmaco nazionale), Luca Pani, lasciato in sella dal ministro Lorenzin nonostante non rispettasse il tetto sugli stipendi, e poi tollerato ancora quando è passato a lavorare a Londra per un’azienda privata, ha dato plasticamente l’idea di quel rischio Italia che ci fa deridere nel mondo. Se Ventura e Tavecchio è sacrosanto che abbiano lasciato la panchina della Nazionale e la presidenza della Federcalcio, assumendosi per quanto malvolentieri la responsabilità di aver messo su una squadra incapace di vincere, nel nostro Governo – dal premier a chi ci rappresenta in Europa, al ministro della Salute – nessuno pagherà per la perdita dell’Ema. Ma quello del sorteggio beffardo è un alibi che non regge. Non ce ne va bene una perché con gli Azzurri non facevamo un tiro in porta. Mentre con l’Agenzia del farmaco il tiro in porta l’abbiamo fatto, ma facendoci autogol nella nostra.

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