L'Editoriale

La strada stretta delle riforme

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Se Renzi e Berlusconi non avessero uno stesso piano per chiudere la pratica Quirinale, ieri col cavolo che l’Italicum passava al Senato. Perciò l’incontro tra i due leader saltato ieri, la manfrina delle consultazioni, gli ultimi tentativi disperati  di aggregare un fronte alternativo, fanno parte di quei giochi che un tempo si etichettavano come teatrino della politica. Lo scenario però è ormai delineato. Domani si comincia a votare e per i primi tre scrutini non ci sarà possibilità di trabocchetti. Pd, Forza Italia, Ncd e alleati vari lasceranno la scheda bianca. Al quarto giro il nome sarà uno e quello diventerà il prossimo Capo dello Stato. Scegliere il Presidente non equivale a garantire un governo di legislatura, ma è chiaro che aiuterà ad andare avanti nel cammino già intrapreso delle riforme. Gli sconfitti, a partire dai congiurati del patto D’Alema e Fitto, a quel punto faranno di tutto per rendere la vita più difficile possibile all’esecutivo. Nelle commissioni e in aula sarà un Vietnam permanente. Ma se si vuole fare qualche passo avanti, smontando un pezzetto per volta le catene che bloccano questo Paese, oggi e con questo Parlamento non ci sono alternative.

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