La vendetta di Renzi sulle nomine pubbliche. Ecco cosa c’è dietro le fibrillazioni dell’Esecutivo

di Gaetano Pedullà

Chi nasce tondo non può morire quadrato, e dunque ieri Matteo Renzi è arrivato in Senato direttamente dalle piste di sci in Pakistan e dopo aver escluso defezioni dal suo gruppo parlamentare ha annunciato addirittura l’arrivo di due rinforzi. Il bomba, come lo chiamavano già da giovane a Firenze, sa perfettamente di aver tirato la corda più del dovuto, e tanto scalciare ha messo in moto ex forzisti, apolidi del Gruppo misto e anche qualche renziano per adesso silente, costruendo un’alternativa alla presenza di Italia viva nella maggioranza. Stasera l’ex rottamatore potrebbe trarne le conseguenze, e a Porta a Porta – dove se no? – andare a Canossa o annunciare l’uscita dal Governo.

In questo secondo caso la navigazione alla Camera e soprattutto al Senato sarà difficoltosa, ma sempre meno impervia di quanto non lo sia tenendo a bordo chi finora non ha fatto altro che sabotare la nave. A trarne beneficio sarà anche la stabilità economica del Paese, visto che dietro il paravento del ripristino della prescrizione c’è sempre stata la guerra a Conte, per l’inconfessabile motivo di contare di più nelle prossime nomine pubbliche e lì consumare la più feroce delle vendette. I vertici in scadenza di Eni, Enel, Poste, Leonardo, Terna e tanta altra roba ancora, sono stati tutti indicati da Renzi direttamente o per interposta persona nel successivo Esecutivo Gentiloni.

Alcuni di questi manager hanno lavorato con successo. E in una logica di servizio del Paese hanno mostrato lealtà all’azionista ministero del Tesoro e a Palazzo Chigi, indipendentemente dal cambio di scenario politico prima con i gialloverdi e adesso i giallorossi. Per questo, chi più chi meno, questi capi azienda si sono dovuti de-renzizzare, facendo sì che il dominus assoluto del loro ruolo se la sia legata al dito e adesso voglia restituire la cortesia. Delle nomine e di cosa c’è dietro scriveremo nei prossimi giorni, ma qui possiamo anticipare che un Governo del Cambiamento non può assolutamente tollerare le porcherie del passato, come la presidenza di Leonardo regalata (pare per forte intercessione di Giorgio Napolitano) al capo della polizia ai tempi delle torture nella scuola Diaz di Genova, Gianni De Gennaro, o la designazione di pluri-indagati come gli attuali Ad di Eni e Leonardo, Claudio Descalzi e Alessandro Profumo.

Di manager capaci, degni di incarichi tanto importanti per i loro meriti e non per le ingombranti lobby che li sostengono ce ne sono tanti, giovani e preparati, con curriculum molto più adatti a realizzare un maggiore cambiamento in termini di sostenibilità, rispetto dell’ambiente e inclusione. Chi ha lavorato bene e sta portando avanti piani ambiziosi, che hanno bisogno di più anni per realizzarsi, deve poter continuare, anche se a Renzi questi signori scelti da lui adesso non stanno più bene, e magari finge pure di volerli difendere dispensando apprezzamenti che equivalgono a micidiali baci della morte.

 

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