L'Editoriale

La vera fatica è riformare il sindacato

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Basta battute sul lavoro, c’è gente che fatica. La segretaria della Cgil Susanna Camusso ha risposto così al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, evidentemente non riferendosi alla capacità di elaborare proposte riformiste del proprio sindacato. Può piacere o no, ma il ministro ha lanciato l’idea di rottamare l’orario di lavoro, riducendone il ruolo nei nuovi contratti così come è già ridotto nella realtà di mille impieghi, trasformati dalle nuove tecnologie. Uno sforzo di cambiamento e di adesione alla realtà. Dal sindacato, e dalla Cgil con l’attuale dirigenza in particolare, l’unico sforzo che non si può non riconoscere è invece quello di conservare le regole che ci sono. E pazienza se il mondo cambia. I totem sacri a chi ha perduto ogni capacità riformista non possono essere violati. Neppure col pensiero. Il sindacato italiano, ormai privato da anni della sua fondamentale vocazione progressista, si conferma così la più grande forza di conservazione del nostro Paese. Conservazione dei bei tempi – per Cgil, Cisl e Uil – in cui consociativismo e concertazione decidevano tutto. E spartivano potere, senza lasciare mai quegli stessi sindacati a bocca asciutta.

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