L'Editoriale

Le europee e gli elettori polli

In un Paese abituato alle leggi truffa figuriamoci se non si riproponeva la presa per i fondelli degli elettori con le candidature-farsa al Parlamento europeo.

Le europee e gli elettori polli

In un Paese abituato alle leggi truffa figuriamoci se non si riproponeva la presa per i fondelli degli elettori con le candidature-farsa al Parlamento europeo. I partiti, che hanno sostituito quasi tutti il loro vuoto ideologico con il carisma dei leader, non hanno di meglio da proporre che le facce dei capi.

Così si sta decidendo in questi giorni se mettere in lista dalla Meloni alla Schlein a Renzi, pur sapendo che non rinunceranno alle poltrone di governo e Parlamento. I loro nomi farebbero quindi da specchietto per le allodole, anzi per i polli, visto quanto poco considerino i cittadini a cui chiedono il voto. Eclatante, in tal senso, è la premier, che pur di confermare la supremazia nella maggioranza pare intenzionata a mettere la faccia in tutti i collegi, per dimettersi il giorno stesso dell’insediamento a Strasburgo.

In questo modo passerebbe i seggi ai primi tra i non eletti, grazie a una delega alla rappresentanza che però gli elettori non hanno sottoscritto. È il principio di uno vale l’altro, che peraltro destre e sinistra hanno contestato duramente ai 5 Stelle, facendo finta di non capire che nel caso del Movimento gli eletti puntano a svolgere il ruolo di semplici portavoce dei loro elettori, attraverso una rivoluzionaria quanto complessa realizzazione della democrazia diretta.

Dunque, con la sola eccezione di Conte, che si è sottratto subito a questo imbroglio, sarà bene prendere atto del cinismo di chi si candiderà senza l’intenzione di espletare il mandato e ricordarsi di chi magari all’ultimo non lo farà, ma ad oggi ci sta ancora pensando.