L'Editoriale

Le istituzioni da ridere di Calderoli

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Il senso dello Stato è come il coraggio: si può fingere, ma chi non ce l’ha non se lo può inventare. Ieri così abbiamo assistito all’ultima pagliacciata del leghista Calderoli. Indimenticabile la maglietta con gli insulti all’Islam esibita nel 2006, che ebbe l’effetto di far aggredire il consolato italiano a Bengasi, con 11 morti. Per non parlare delle scatole con mezzo milione di leggi dati alle fiamme quando era ministro per la semplificazione. Ultima arrivata in questa serie di boutade è stata la presentazione di 80 milioni di emendamenti alla riforma costituzionale. Il presidente Grasso per primo aveva protestato per una forma di ostruzionismo che deride le istituzioni. Toccato dove il nervo è scoperto, Calderoli ha spiegato che è colpa del regolamento parlamentare se è possibile presentare tutti gli emendamenti che si vuole. Come dire: nelle norme c’è un buco da cui può entrare chi vuole ridicolizzare il Senato. È colpa del buco, e non sua, se poi c’è l’effetto supercazzola. Tranne poi trovare le sue convenienze e ritirate in un colpo solo 11 milioni di emendamenti. Un tantinello di più delle leggi bruciate in piazza.

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