L'Editoriale

Le manone che sfasciano il Paese

MARIO DRAGHI
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Che fessi che sono i nostri imprenditori, costretti a improvvisare nelle loro strategie o ad affidarsi a consulenti di provincia quando c’è la multinazionale americana McKinsey che spiega come spendere oltre 200 miliardi al prezzo straccione di 25mila euro. Tariffa un po’ troppo generosa anche in tempi di saldi da pandemia, e che rafforza le preoccupazioni sulla quantità di manine e manone all’opera per spartirsi i soldi europei già sottratti alla gestione dell’ex premier Conte.

Miliardi sui quali grava già un terribile indizio: la quasi totalità dei ministri chiamati da Draghi sono del Nord, e siccome non c’è politico che non pensi prima di tutto al proprio orticello elettorale, c’è un rischio fortissimo che il grosso della spesa vada al Settentrione e le briciole al Sud. Una ripartizione che non sarebbe una novità, ma che in questa fase storica può mettere le basi per la disgregazione del Paese.

Se le aziende del Nord sono state certamente penalizzate dalla pandemia e devono recuperare il Pil perduto, quelle del Sud semi-morenti prima del Covid sono state rase al suolo. Destinando quindi tutto il cucuzzaro alle regioni locomotiva – come spingono la Confindustria, la grande finanza e le multinazionali stile McKinsey – le ancoreremo alla Germania e al Centro Europa, mentre al resto della nazione non rimarrà che saldarsi all’Africa. Per un’Italia già così segnata dalle diseguaglianze, questo sarebbe il colpo di grazia. L’Unità della nazione che svanisce. Il disegno della Padania che vince.

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