L'Editoriale

Le ricette vetuste di Bonomi

salario minimo Bonomi
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Più antiche delle strategie militari russe, rimaste ai tempi della Seconda guerra mondiale e dei carri armati mandati allo sbaraglio come si faceva con la cavalleria, il presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, ci ha rifilato ieri un mucchio di ricette vetuste.

Gli imprenditori – ha detto – sono eroi (e questo è vero) ma di aumentare gli stipendi non se ne parla, anche se l’Istat ha appena confermato quello che sapevamo già: il costo della vita è salito tantissimo e pur lavorando si è poveri. Per Bonomi – caso singolare di capo degli industriali che però non possiede alcuna industria – i lavoratori ridotti alla fame non sono però un problema, perché gli imprenditori stanno già facendo fronte all’aumento di energia e materie prime. Dunque i dipendenti si arrangino.

D’altra parte sono allenati, visto che siamo l’unico Paese Ocse in cui i salari sono più bassi di trent’anni fa. Così è finita alle ortiche l’equità sociale, abbiamo perso competitività e ci avvitiamo nel dramma dell’economia che non cresce perché non ci sono soldi e dei soldi che mancano perché l’economia non cresce.

Una spirale da cui si può uscire solo percorrendo strade nuove, cominciando dal garantire un salario minimo e valorizzando il lavoro con sostegni pubblici (meno tasse) e privati nei casi in cui le aziende condividano con i dipendenti ogni sforzo, integrando gli stipendi piuttosto che pensare solo a spartire dividendi. Uno scenario lontano per tante aziende, soprattutto piccole e artigiane, alle prese con la crisi, ma frequente in molte attività: guarda caso quelle che stanno sotto l’ombrello della Confindustria.

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