L'Editoriale

Le sanzioni o la guerra di Putin

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Il battaglione (dal divano di casa) che espone il petto a noi testardi sostenitori delle sanzioni economiche alla Russia – perché gli embarghi costano e i giornali al servizio del fatturato dei padroni ne negano l’utilità – dovrebbe ascoltare bene l’ultimo discorso di Putin alla nazione.

Come scrive su questo giornale il nostro Paolo Di Mizio, spiegando che tutto si può dire dell’uomo al comando al Cremlino tranne che sia ammattito, lo zar sa perfettamente quello che fa e che dice, e pertanto le sue parole rivelano più di tanti reportage ciò che sta accadendo a Mosca.

Al netto della retorica sulle dissolutezze dell’Occidente, il nazismo e persino la dipendenza da droghe dei governanti ucraini – balle necessarie per giustificare l’operazione militare speciale e tenere alto il morale nel Paese – Putin attacca frontalmente quelli che definisce “mosche da sputare”, riferendosi ai russi contrari alla guerra.

Nel mirino ci sono intellettuali, giornalisti, sportivi, artisti e migliaia di persone che hanno manifestato in strada (dove ci sono stati molti arresti). Finti patrioti – così sono stati definiti – di cui la Russia deve fare pulizia, alla pari degli oligarchi che stanno prendendo le distanze, perché con la guerra rischiano di perdere le loro fortune.

Ora non c’è bisogno di essere acuti analisti per comprendere che un linguaggio con certi toni rivela un allontanamento dei cittadini (in fila ai bancomat e ai supermercati) e della classe dirigente dal loro leader. Dunque è questa la strada da battere, e non certo quella di inviare armi a Kiev, che paghiamo lo stesso e un giorno potrebbero essere pure usate contro di noi.

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