L'Editoriale

Lega & soci altamente inquinanti

Lega Calderoli
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Mentre in Germania per la prima volta i Verdi superano nei sondaggi i conservatori della Merkel, in Italia una destra rimasta all’uomo di Neanderthal fa disperatamente opposizione per non inserire la difesa dell’ambiente nella Costituzione. La proposta sostenuta fortemente dai 5 Stelle è stata sotterrata da tonnellate di emendamenti, oltre 250mila, di cui gran parte presentati dal leghista Roberto Calderoli, che per la bisogna non si è fatto scrupolo di disboscare un pezzo d’Amazonia.

Motivo di tanto ostruzionismo da parte della Lega, a chiacchiere, è una tabella di quali animali tutelare e quali no, ma in realtà la vicenda illustra chiaramente chi ha capito dove va il mondo, e si dà da fare per renderlo più sostenibile e abitabile dalle prossime generazioni, e chi di questi temi se ne infischia, basta che il partito del Pil fatturi.

Punti di vista, sui quali ciascuna parte è convinta di aver ragione, sostenendo di difendere così la modernità. Di questo mi trovai a discutere in una trasmissione tv su una rete sovranista, dove si asseriva che dagli inizi del secolo scorso il simbolo della modernità è il rombo del motore, e perciò io che difendo la micro-mobilità urbana fatta di monopattini e biciclette non sono altro che un nemico del progresso.

Su questa parola – progresso – però non riuscimmo a metterci d’accordo, perché per me vuol dire città con meno traffico e smog, mentre per la mia controparte il massimo della libidine è circolare con la ruspa, però accessoriata con parabole e Wi-Fi. Che c’è da meravigliarsi, allora, se per Lega & C. l’ambiente in Costituzione stona?

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