L'Editoriale

L’era Draghi è appena cominciata

Mario Draghi
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Se la lista dei ministri vi ha fatto consumare scatole di Maalox, per quella dei sottosegretari serve tutto un ospedale. Torna la Dc degli anni ’80 con Tabacci, i renziani già in astinenza da poltrona Bellanova e Scalfarotto, la leghista Borgonzoni, che si vantava di non leggere mai un libro e quindi ha ottenuto di diritto la cultura, e via così con molte deleghe apparentemente estratte a sorte.

Ora si sa che la fortuna è cieca, ma qui c’è qualcuno che ci ha visto benissimo. A discapito dell’Uveite di cui ha sofferto, Berlusconi ha centrato tutte le caselle che voleva: Giustizia e televisioni. Nel primo caso ha piazzato Francesco Paolo Sisto, di cui si ricorda – tra i tanti – l’emendamento “cancella Ruby” per salvare il Cavaliere dai guai con la nipote di Mubarak. Ma è sull’emittenza tv che il padrone di Forza Italia fa filotto.

Suo il dipartimento all’Editoria con tale Giuseppe Moles, meno noto dell’ex giornalista del Gruppo di famiglia Giorgio Mulè, e per questo bloccato da M5S e Pd. Al Mise, competente sulle frequenze televisive, è andato invece Gilberto Pichetto Fratin.

Ma fa capo al Cav pure la presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai, dove un altro ex giornalista Mediaset, Alberto Barachini, ha già fatto sapere di non voler lasciare l’incarico nonostante sia cambiata la maggioranza che l’ha eletto, rifacendosi a un precedente di Sergio Zavoli. E indicata da Berlusconi è la componente dell’Agcom Laura Aria (e non sgradito Antonello Giacomelli scelto dal Pd). Un trionfo, insomma, del conflitto d’interessi. E l’era Draghi è appena cominciata.

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