L'Editoriale

L’errore di non credere in noi stessi

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Il vizietto italiano della raccomandazione è un fatto noto quanto la certezza delle tasse o, se preferite, lo spionaggio dei leader europei da parte dei servizi americani. L’Eurostat ieri ce l’ha certificato, rivelando che nel nostro Paese tre disoccupati su quattro cercano lavoro bussando ad amici e parenti. Nel merito, insomma, non ci crede nessuno. E men che meno nella possibilità di trovare un’occasione ai Centri per l’impiego. A dispetto del fatto che tutto il mondo tiene famiglia, sempre l’Eurostat ci ha fatto sapere che in Germania – dove per altro a cercare un lavoro sono in pochissimi – la statistica è esattamente capovolta: a inseguire la spintarella è solo un disoccupato su quattro. Berlino ha enormi responsabilità nella bassa crescita economica dell’Europa, e colpe ancor più gravi nei confronti di Stati come Italia, costretti a impoverirsi per pagare un debito fatto crescere a colpi di spread. Una camicia di forza dalla quale è impossibile fuggire, pena il commissariamento di Bruxelles e il solito ottovolante dei mercati. Su una cosa però dobbiamo ammettere di dover imparare dai tedeschi: la scommessa sul favore e non sul merito alla lunga non paga.

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