L'Editoriale

L’idea giusta che manca sulle Regioni

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Ore decisive per le liste delle Regionali, ma tanto per cambiare la politica si occupa di tutto tranne che del tema del contendere, in questo caso appunto le Regioni. Il voto di maggio è già etichettato come un referendum sul governo e così il resto ciccia! Ma qual è – se c’è – il progetto dei partiti per questi immensi carrozzoni che ci costano miliardi e ci restituiscono ben poco? Impossibile saperlo. E c’è un motivo. La grande politica si presenta oggi con un partito riformista – il Pd di Renzi – che dell’unica riforma vera da fare, cioè abolirle le Regioni, neppure si arrischia a parlare. Dall’altra parte del cielo politico, il Centrodestra si sta disintegrando e dunque non c’è proprio il soggetto capace di avanzare una proposta credibile, se non promettere invano i soliti mari e monti. C’è infine il Movimento di Grillo, in ripresa nei sondaggi, che però è tradizionalmente debolissimo quando si tratta di prendere voti per le amministrative. In questo modo le prossime Regionali rischiano di diventare già un’occasione sprecata, con l’astensionismo grandissimo vincitore. L’idea vincente, quel sogno che potrebbe scaldare gli elettori, non si vede neppure. E mentre ci si scandalizza per i milioni sprecati con i vitalizi dei consiglieri regionali, si lasciano a decuplicare i miliardi bruciati da decine di Asl, decine di aziende partecipate che sono solo poltronifici e calamite di clientele, gli stessi stipendi delle centinaia di consiglieri regionali che quando va bene premono due bottoni a settimana. Un’Italia che vuole davvero voltare pagina può far finta di niente? Può votare felice per queste Regioni costose improduttive? Eppure fino al 1970 gli Enti non esistevano e l’Italia viveva felice lo stesso. Di una proposta riformista così sincera e profonda però dalla grande politica non vediamo traccia. Fatte partire per dare alcuni centri di potere alla Sinistra, in un’epoca in cui al governo centrale non poteva esserci alternanza (siamo in un mondo diviso per blocchi ideologici), le Regioni sono oggi il fulcro della riforma che sta cambiando il Senato. Un piccolo passo avanti verso la semplificazione politica che però non ha il coraggio di affrontare uno dei grandi nodi della spesa pubblica. Così le Regioni campano. E gli italiani tartassati crepano. Nel silenzio di chi non vota o di chi questi argomenti non li vuole neppure sfiorare, troppo preso dal referendum sul premier e le altre menate della politica che si guarda l’ombelico. E si scorda di guardare in faccia i problemi veri degli elettori.

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