L'Editoriale

L’illusione di un Paese liberale

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L’Italia può essere definita una nazione liberale? Sulla carta abbiamo tutte le libertà che vogliamo. Ma tra il dire e il fare ce ne corre. Prendiamo la sanità. Arriva in ospedale un malato e il medico vorrebbe prescrivere un esame. Può farlo? No, perché lo Stato ora indossa pure il camice bianco e decide quali accertamenti si possono fare e quali sono di troppo. Il malato muore e i parenti vogliono fare causa per malasanità. Possono? Meglio di no, perché nella prossima legge di stabilità potrebbe entrare una norma che scoraggia chi vuole andare in tribunale. La giustizia d’altra parte è usata come una clava da chi vuole toglierci persino la libertà di parlare. Un po’ per via di leggi fuori dal tempo, come il vilipendio al Capo dello Stato, che è appena costato a Bossi 18 mesi di carcere (diciotto!) per aver criticato Giorgio Napolitano. E che dire se vogliamo parlare come ci pare al telefono? Tra mille opposizioni solo adesso il Governo inizierà a occuparsi di regolare il Far West delle intercettazioni pubblicate anche quando non c’è reato. Goethe diceva: Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo. E qui di catene non ne mancano.

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