L'Editoriale

L’impossibile disfatta dei 5 Stelle

Con l’addio di Dino Giarrusso cresce la danza macabra di chi aspetta con ansia il crollo del Movimento cinque stelle.

Con l’addio di Dino Giarrusso i 5 Stelle perdono un altro dei loro esponenti più riconoscibili, e attorno al Movimento cresce la danza macabra di chi ne aspetta con ansia il crollo.

Destra e Sinistra, infatti, possono darsele di santa ragione, ma se c’è da far fuori i 5S va bene pure un accordo tra Letta e Meloni, come i poteri forti già suggeriscono sui giornali. Così ieri persino noi abbiamo ricevuto un bel po’ di condoglianze per la dipartita dei pentastellati data per imminente.

Il motivo sta nel fatto che aver sempre difeso le riforme, il welfare e l’Ambiente ci fa considerare grillini, cosa che per altro non dispiace se l’alternativa sono le destre inumane e medioevali, il Pd degli inceneritori e delle armi a Kiev, e lasciamo perdere Renzi e Calenda con l’ossessione del Reddito di cittadinanza.

I 5 Stelle per lo meno hanno fatto il possibile per redistribuire un po’ di risorse alla povera gente, hanno impedito la resa della Giustizia alle pretese dei colletti bianchi e delle mafie, hanno tagliato il numero dei parlamentari e i vitalizi, hanno spinto la transizione ecologica e l’economia circolare.

Per questo l’abbandono di Giarrusso, esattamente com’è stato per altri, a cominciare da Di Battista, toglie linfa ma non fa implodere il Movimento. Il desiderio di onestà, di indipendenza dai mille interessi diversi da quelli dei cittadini – da Washington, Bruxelles e Mosca, ai soliti (im)prenditori acchiappatutto – avranno sempre bisogno di rappresentanza.

Dunque, chi sogna la fine dei Cinque Stelle non si illuda. Gli uomini possono voltare la faccia, ma il sogno di un mondo migliore non finirà mai.