L'Editoriale

L’ipocrisia europea contro l’Isis

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L’ipocrisia in Europa regna sovrana. Non abbiamo finito di asciugare le lacrime per la strage di Parigi ed ecco le solite promesse da marinaio. Bisogna fare di più contro il terrorismo, aumentare la cooperazione tra intelligence e se serve mandare un po’ di soldati in Mali o dove la guerra è più lontana. Di questo hanno parlato ieri Hollande e la Merkel, ripetendo un po’ le stesse cose dette nei giorni scorsi con Cameron e Obama. La stessa musica prevista oggi con Renzi. Se però andiamo a vedere cosa vuol dire in concreto quel “fare di più contro il terrorismo” ecco che la musica cambia. L’unica possibilità di mettere in riga l’Isis e stabilizzare un’area che è la polveriera del mondo sta in una immensa coalizione internazionale, alla quale partecipino tutti, dai Paesi Nato alla Russia fino alla Groellandia se ha qualche tricheco da mandare. C’è traccia di questa coalizione? Neanche l’ombra. Anzi, la Turchia che sta nella Nato abbatte i caccia di Mosca che attaccano i jihadisti. Quel “fare di più” allora significherà più soldi per difenderci dai terroristi. Giusto? Macché. Sul deficit non c’è bomba che tenga. Cosa si fa dunque di più, a parte gli ipocriti?

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