L'Editoriale

L’Italia bancomat del terrore

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Per i predoni di mezzo mondo l’Italia è un bancomat sempre in funzione. Una volta pagato la prima, la seconda, la terza, la centesima volta per far tornare liberi i nostri connazionali sequestrati in ogni parte del mondo lo sanno tutti cosa fare quando servono soldi per la causa di turno. Siamo assegni circolari, e anche di buon valore. Chiedere alle Simone o ai tanti altri rapiti con passaporto italiano tornati sani e salvi a casa. Un lusso che non capita a tutti e per questo è evidente che ci sarà un perché. Così ieri due cittadini italiani sono stati rapiti nel sud della Libia. Un sequestro che ha tutta l’aria della matrice terroristica. Il Califfato è molto in crisi e anche in Libia sta cercando disperatamente soldi per sostenere la sua guerra santa. Gli italiani per questo sono preziosi. I nostri servizi sanno come soddisfare le pretese dei criminali e a Roma il Parlamento si beve senza difficoltà la versione del ministro di turno, che ci racconta di miracolose liberazioni dei nostri ostaggi grazie a brillanti operazioni di intelligence o fortunose fughe dai luoghi di prigionia. Così i rapimenti continuano. E noi paghiamo.

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