L'Editoriale

L’Italia e l’Europa, finita la danza dell’ipocrisia

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Con le pacche sulle spalle non si fa la rivoluzione. E a Bruxelles l’Italia non è mai andata oltre le promesse di battere i pugni sul tavolo, prima di accucciarsi ai piedi della Merkel e Macron. Per questo ieri il nostro premier Giuseppe Conte ha stupito il mondo, mettendo il veto sulla decisioni finali del Consiglio d’Europa. Roma così è diventata grande, anzi è tornata grande, perché si è rimessa sui passi di chi la Comunità l’ha fondata: statisti come De Gasperi e Spinelli poi traditi dalla folla di nani politici che da decenni spediamo a Strasburgo e dintorni. Con l’onestà del bambino che sa dire quando il re è nudo, il nostro Paese ha posto la questione degli immigrati nella sua drammaticità. Una sberla a chi fino a pochi giorni fa negava ancora l’emergenza. Abituati com’erano agli italiani che abbaiano e non mordono, anche stavolta i capi di Stato fanno fatto minime concessioni. Fino al gran rifiuto di continuare a far parte di questa danza dell’ipocrisia. Perciò la posizione assunta dall’Italia, che molti hanno letto come l’inizio della fine per l’Europa, in realtà è l’ultima chiamata a farla davvero questa Comunità, voltando pagina con le prese in giro reciproche del passato e aprendo un percorso nuovo fatto di corresponsabilità e condivisione dei problemi. All’Italia, che rischiava di restare schiacciata dall’asse franco-tedesco, va l’immenso onore di aver aperto questo varco. E insieme anche l’onere, con i soliti mercati finanziari che restano pronti a colpirci ma che da ieri hanno visto anche loro come il nostro Paese non è più al guinzaglio di nessuno.

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