L'Editoriale

Lo stadio a Roma: l’autogol del No a ogni cosa

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I Cinque Stelle a Roma hanno bocciato le Olimpiadi, figuriamoci quanto gli costa dire no a uno stadio. Dopo la vittoria della Raggi è loro diritto, e a tempo debito gli elettori faranno sapere se hanno apprezzato o meno. Quello che sgomenta nell’infinita telenovela sulle sorti della struttura è l’incertezza con cui il Campidoglio sta trattando la questione. Con parole da lingua biforcuta, un giorno si invita Totti al Comune per festeggiare l’impianto che serve come il pane al club giallorosso, mentre ventiquattrore dopo si ritira la delibera.

Un capolavoro di indecisione dove il leader del Movimento, Beppe Grillo, è persino riuscito a fare di meglio, affidando la scelta a un futuribile referendum online. Eppure la questione stadio è emblematica della capacità di governo dei Cinque Stelle, esattamente come è stato per i Giochi olimpici.

Il timore legittimo e necessario di sprechi, affari illeciti e ruberie è l’alibi perfetto per non fare niente. E chi non fa niente è matematico che non sbagli. Così – polizze a parte – Raggi & C. potranno gridare onestà! onestà! a una città condannata a perdere ogni partita dello sviluppo e del futuro.

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