L'Editoriale

L’Ue brucia, ma Draghi non ha fretta

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I mercati ci speravano, anche se era chiaro che Mario Draghi non avrebbe potuto autorizzare nuovi stimoli monetari all’economia senza scatenare l’ira dei falchi tedeschi. La Banca centrale europea sta già mettendo nel sistema finanziario 80 miliardi di euro al mese e per Berlino questo basta e avanza. Il guaio è che questi miliardi spariscono letteralmente nel sistema bancario, lasciando solo le briciole al settore produttivo. Così la ripresa nel Vecchio Continente resta microscopica e l’avanzare della Brexit minaccia di complicare ancora di più un quadro già allarmante. Di qui la speranza di un colpo d’ala dell’Eurotower, dove invece si corre a chiudere le stalle solo quando i buoi sono scappati. L’immissione di liquidità del quantitative easing, oggi molto costosa, avrebbe pesato meno se Francoforte si fosse mossa prima, quando il tessuto produttivo non era compromesso nell’intera eurozona  come adesso. Per questo c’era da aspettarsi ben altro che la conferma del costo del denaro ai minimi storici. Decisione che rinvia ogni scenario a settembre. Tanto l’Europa con le sue banche malmesse può attendere.

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