L'Editoriale

Ma adesso ci serve un Italy Act

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di Gaetano Pedullà

La Camera approva il Job Act e fa del suo meglio per spingere l’occupazione. Una piccola riforma è meglio di nessuna riforma, ma per far ripartire il lavoro in Italia serve ben altro. In un Paese dove la libertà economica è poco più di un concetto astratto, di Job Act se ne possono fare quanti vogliamo ma le imprese non torneranno a investire. Nel pianeta che ha fatto della circolazione dei capitali l’emblema stesso della globalizzazione, i grandi flussi finanziari scappano piuttosto che fermarsi dove si tartassa chi intraprende, si ingabbia con la burocrazia chi assume, si paralizza con processi eterni chi finisce in una contesa giudiziaria. Ci guardiamo bene dall’accomodarci allo zoo con i gufi, ma non è proprio possibile prenderci in giro: il lavoro si crea offrendo condizioni accettabili alle imprese, liberalizzando, tornando a guardare con rispetto chi crea sviluppo per se e per la comunità. Qui ci vuole un Italy Act, l’unica legge che non ha bisogno di soldi né di aiuti di Stato. Basterebbe garantire tempi certi, permessi veloci, certezza del diritto. In molti Paesi queste sono le condizioni standard in cui operano le imprese. Con che risultati è sotto gli occhi di tutti.

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