L'Editoriale

Ma i conflitti d’interessi non si toccano

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Lasciateci dire una parola gentile per l’ex ministro Federica Guidi. In un Paese dove tutti tengono famiglia, e ancor di più tengono alla poltrona, la signora ci ha risparmiato l’ennesimo imbarazzo su un ministro impresentabile, e senza perdere tempo ha tolto il disturbo. E dire che ieri per l’ex capo dei giovani di Confindustria è stato un giorno tragico, con l’aggiunta di una spaccatura mai vista proprio nell’associazione imprenditoriale che da sempre fa la morale sui conflitti di interessi tra aziende e politica. Le intercettazioni però parlano chiaro e di fronte a quello che si legge nei verbali lasciare il Governo era il minimo sindacale. Dopo l’ex collega Lupi col figlio che riceveva Rolex d’oro, la Boschi con il padre finito nel ciclone di Banca Etruria, lo stesso premier sotto attacco per le attività d’impresa del papà, un altro affare di famiglia era davvero troppo. Resta però un dato incontrovertibile. Se ai tempi di D’Alema Palazzo Chigi era l’unica merchant bank dove non si parlava inglese, con Renzi le lobby e gli affari all’ombra della politica si muovono con una disinvoltura mai vista. La stessa disinvoltura con cui la Guidi spartiva favori al telefono.

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