L'Editoriale

Il carbone bagnato dei francesi. Macron voleva imitare Napoleone, ma riesce ad esserne solo una caricatura grottesca

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Voleva imitare Napoleone, ma riesce ad esserne solo una caricatura grottesca. Il presidente Macron che convoca l’ambasciatrice italiana a Parigi è infatti quanto di più lontano possa esserci da un leader con la visione dei problemi del mondo. Offeso perché Di Maio e Di Battista gli ricordano che in Africa i francesi si fanno da sempre gli affari loro, l’Eliseo smuove le diplomazie e vedremo se a seguire ci consegnerà anche la dichiarazione di guerra. Al netto del comportamento indecente sui migranti respinti a Ventimiglia e Claviere, chiudendo un occhio sul protezionismo illecito per sottrarre i cantieri di Saint-Nazare a Fincantieri, Macron sta dimostrando un atteggiamento talmente irritante da rendere ben comprensibile la rivolta dei gilet gialli. E dire che il presidente francese aveva vinto le elezioni battendo pure Sarkozy, un signore che per gli interessi petroliferi in Libia guidò la guerra a Gheddafi, lasciandoci in eredità un esercito di migranti in partenza verso le nostre coste. E questa non è la più grave delle responsabilità storiche del colonialismo francese. Il problema dell’immigrazione e delle morti in mare, di cui tutto l’Occidente ha tragiche colpe, non si può affrontare senza rimuovere le cause più profonde e l’Italia – Paese legittimamente interessato a trovare una soluzione – ha il sacrosanto diritto di richiamare ai suoi doveri chi continua a far finta di nulla. Dunque Macron, e non si capisce a che titolo il commissario agli Affari economici Moscovici, hanno poco da irritarsi. Perché se ci mettiamo a contare tutti quelli incavolati con loro non finiamo più.

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