Magistrati o politici double face

Mattarella è anche presidente di un Consiglio superiore della magistratura che proprio ieri ha approvato uno dei più clamorosi conflitti d’interesse.

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Milano e l’Italia che conta si cuociono le mani per applaudirlo, con la supplica di restare (leggi l’articolo). Tra pochi minuti alla Scala va in scena il Macbeth, e Shakespeare è inarrivabile nel farci riflettere sul prezzo del potere. Mattarella ringrazia e a quanto se ne sa per adesso non cambia idea: alla scadenza del mandato lascerà il Quirinale, con tutto quello che ne segue per la prosecuzione del governo e della stessa legislatura.

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D’altra parte, in un Paese che naviga senza regole, quella standing ovation tributata a chi promette di rispettarne una – il settennato fissato dalla Costituzione – diventa un boomerang per chi spera con questo applauso di convincere il Presidente a interpretare pure lui la legge come gli pare, e come sono abituati a fare certi padroni del vapore, non sia mai che si rompa l’incantesimo di Draghi e gli “sghei” dell’Europa sfuggano alle tasche dei soliti noti.

Così ogni norma può essere usata e disapplicata come si vuole, abbattendo ogni giorno un pezzetto di quel patto sociale che ci fa essere uno Stato di diritto e non la jungla dove comanda la legge del più forte. Uno schiaffo alle garanzie dei cittadini, che proprio ieri l’uomo del Colle ha fatto finta di non vedere, forse distratto dalle signore ingioiellate con i pingui consorti benedicenti alla prima del tempio della cultura meneghina.

Oltre che Presidente della Repubblica, Mattarella è infatti presidente di un Consiglio superiore della magistratura che proprio ieri ha approvato uno dei più clamorosi conflitti d’interesse, indigeribile per un sistema liberale che si basa sulla distinzione dei poteri. Con 11 voti a favore e 10 contro, l’organo di autogoverno dei giudici ha permesso al pubblico ministero Catello Maresca, ex candidato delle destre al Comune di Napoli e ora leader dell’opposizione in Consiglio comunale, di rientrare contemporaneamente in servizio alla Corte d’Appello di Campobasso.

Maresca, che già aveva ottenuto il permesso di farsi eleggere nello stesso territorio sul quale fino a poco prima svolgeva le funzioni di magistrato anti-camorra, senza per questo dover lasciare la toga, adesso farà un po’ il politico e un po’ il giudice. Roba che in confronto i conflitti d’interesse di Berlusconi schiattano d’invidia.