L'Editoriale

Mai decidere senza conoscere

Mario Draghi
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Sembrava la solita esagerazione dei giornaloni che fanno a gara per chi lecca meglio. E invece Mario Draghi ha davvero dei poteri sovrannaturali. Ascoltate le dichiarazioni di Zingaretti, Salvini e Crimi dopo averlo incontrato per il secondo giro di consultazioni: è riuscito ad accontentare tutti, chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, chi chiede sostegni a famiglie e lavoratori piegati dalla pandemia, e chi accusava il premier Conte perché buttava via il denaro in spesa improduttiva, chi spinge il cemento e chi invece l’ambiente, chi parla di flat tax e chi di patrimoniale, e così via su tutti i temi cruciali del Paese.

Diciamolo allora: se non è un santo Super Mario è un fenomeno assoluto. A meno che qualcuno qui non ci stia raccontando favole. Le poche cose dette dal Presidente del Consiglio incaricato alle singole delegazioni politiche, a porte chiuse e senza riscontro di quanto poi riportato dai leader, sono troppo divergenti e impossibili da mettere insieme. Quindi o Draghi o i capi dei partiti stanno barando, e l’unica base elettorale chiamata a pronunciarsi su una tale fuffa non ha gli elementi minimi per sapere cosa votare.

Una trappola per i Cinque Stelle, che sulla piattaforma Rousseau sono costretti a deliberare senza conoscere, avendo come bussola solo la conoscenza di chi è Draghi (l’uomo delle privatizzazioni selvagge degli anni ’90), di chi saranno i compagni di viaggio se si entra in una maggioranza con Berlusconi, Renzi e la Lega, e in alternativa di chi sono Grillo, Di Maio, Conte e tutti gli altri che ritengono di non sottrarsi a una nuova responsabilità di governo. Un voto a simpatia, insomma.

Per questo ieri fino a sera era in dubbio se oggi i militanti M5S voteranno o no, sapendo tutti che la democrazia diretta è un valore irrinunciabile per una forza innovativa come il Movimento, ma anche che qui manca l’oggetto della consultazione. Senza un programma ufficiale di che stiamo parlando? Ci saranno davvero tutte le conquiste dei 5S già ottenute con gli Esecutivi precedenti, e magari anche di più (a partire da un super ministero per la transizione energetica)? Oppure c’è solo da dare il via libera a scatola chiusa all’ex banchiere di Goldman Sachs e della Bce?

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