L'Editoriale

Meloni & C. vogliono le poltrone

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Capiamo i leader della vecchia politica e quelli che il blog di Grillo chiama i dinosauri (del Palazzo), signori a cui nemmeno passa per la testa di segare l’albero sul quale stanno seduti da decenni o sognano di riprendersi uno strapuntino. Un ceto politico che perlomeno ci ha messo la faccia – seppure di bronzo – per impedire il taglio del numero dei parlamentari. Con argomentazioni bizzarre, quando non palesemente inventate, come la riduzione della democrazia e della rappresentanza, si giocano quel poco di credibilità che si illudono gli resti, in cerca di qualche tonto che ci caschi e voti No al referendum.

Stiamo parlando di Prodi, Casini, Formigoni, Bonino e altri giovanotti che per sommare tutti gli anni di ”onorato” servizio nelle istituzioni avrebbero bisogno di un pallottoliere monumentale. Un po’ meno riusciamo a capire quelli che riconoscono i vantaggi di un Parlamento meno pletorico, come il leghista Giorgetti, ma se ne fottono perché è meglio lasciare le cose come stanno pur di non fare un favore al Governo. Premesso che il taglio dei seggi l’hanno votato praticamente all’unanimità anche Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, questi sostenitori del No con finalità di disturbo alla maggioranza giallorossa sembrano quei mariti che per fare un torto alle mogli si tagliano il gingillo del piacere.

Chi resta invece del tutto incomprensibile è chi dice di votare Sì e poi sottobanco spinge per il No, come Salvini e la Meloni. Il loro gioco è imprevedibile quanto un bluff a poker a carte scoperte. Facendo così pensano di apparire coerenti e di potersi accomodare al tavolo dei vincitori al momento del risultato, ma se poi non fanno un solo comizio per invitare i loro elettori a votare e per sostenere le ragioni del tagliapoltrone, al loro successo non crederà nessuno e al contrario certificheranno che a voler cambiare le cose sul serio in questo Paese sono solo i 5 Stelle, mentre tutti gli altri fanno solo ammunina. Esattamente come il Pd, dove al di là della larga adesione al Sì in direzione, al posto di metterci la faccia quasi tutti i (silenziosi) dirigenti hanno più a cuore dove appoggiare il sedere.

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