Chi sperava che dopo l’ennesimo terremoto finanziario causato dalla crisi mediorientale la premier Meloni, che solo domenica affermava di non avere “oggettivamente gli elementi necessari” per condannare né per condividere l’attacco illegale di Usa e Israele contro l’Iran, potesse finalmente dire da che parte sta l’Italia sarà certamente rimasto deluso.
La presunta pontiera con gli Stati Uniti, del resto, continua a fare l’equilibrista. Sorvolando sulle conseguenze della folle iniziativa di Trump (a quattro mani con Netanyahu) per non irritare l’alleato-padrone. Segno dell’imbarazzo con cui a Palazzo Chigi si sta vivendo una delle fasi più delicate dall’insediamento del governo (sedicente) sovranista, acuito dalle ultime uscite del presidente Usa che ha definito la premier italiana “un’ottima leader e una mia amica”, ma soprattutto una partner che “cerca sempre di aiutare”. Gli Stati Uniti, ovviamente, mica l’Italia.
Per effetto dello shock energetico causato dalla chiusura dello Stretto di Hormutz, sarà proprio l’Italia a pagare infatti il conto più salato con un’inflazione complessiva che, secondo le stime di Oxford Economics riportate dal Financial Times, aumenterà più del previsto. Senza contare le ricadute sulle stime del governo sul deficit e sul Pil, praticamente da rifare. Insomma, un disastro. Di fronte al quale Meloni è tornata a praticare lo sport in cui riesce meglio: la fuga dalla realtà. Con l’ennesimo video senza contraddittorio sul referendum, condito dalle solite accuse strampalate alla magistratura. In mancanza di argomenti, del resto, meglio parlare d’altro.