L'Editoriale

Meloni sedotta e dissanguata da Trump

Chissà se Meloni se lo sarà chiesto. In caso contrario glielo domandiamo noi: ne è valsa davvero la pena svenarsi per Trump?

Meloni sedotta e dissanguata da Trump

Chissà se Giorgia Meloni se n’è pentita. Chissà se si è chiesta, “ma chi me l’ha fatto fare?”. Anche se in Parlamento, ieri l’altro, ha rivendicato autonomia (“Agli alleati diciamo quando non siamo d’accordo”), essersi legata mani e piedi a Donald Trump, nel solco di un’internazionale sovranista che va da Washington a Budapest (leggi Viktor Orbán) passando per Roma fino a Tel Aviv, dritto verso l’estrema destra di Benjamin Netanyahu non ha portato bene alla premier che sognava di fare da ponte tra gli Usa e l’Europa, in forza di un rapporto privilegiato con Tycoon.

Un legame ideologico che, invece, si è rivelato disastroso. E non solo per il consenso granitico che fino alla débâcle del referendum costituzionale sulla riforma Nordio sembrava inscalfibile. Perché quello che considerava un punto di forza si è rivelato un fardello. Non solo per la crescente difficoltà di giustificare al proprio elettorato le relazioni pericolose con un personaggio – al quale Meloni auspicava un giorno di poter consegnare il Nobel per la pace – che se ne va in giro per il mondo a scatenare guerre dagli effetti dirompenti per la nostra economia. Ma anche, e soprattutto, per aver ereditato, proprio grazie a Trump, un ultimo anno di legislatura, quello che porterà l’Italia alle prossime politiche, che si preannuncia già come un vero e proprio calvario.

Il conflitto in Iran, aperto dagli Usa al guinzaglio di Israele, ha di fatto ipotecato la politica economica del governo. Costretto a spendere già circa un miliardo – e il conto potrebbe salire se il conflitto non si chiuderà in tempi rapidi – per il taglio delle accise a fronte dell’impennata dei prezzi dei carburanti. Senza contare il signorsì pronunciato da Meloni dinanzi all’ordine impartito dal presidente Usa di portare al 5% del Pil la spesa militare in ambito Nato. Risultato: il piatto piange e gli spazi di manovra per misure elettorali in vista delle Politiche sono sempre più stretti (leggi articolo a pagina 9). Chissà se Meloni se lo sarà chiesto. In caso contrario glielo domandiamo noi: ne è valsa davvero la pena svenarsi per Trump?