L'Editoriale

Il mondo fasullo dei giornali

RIFIUTI GUALTIERI
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Mattina presto, bar in zona Mazzini a Roma. Mentre butto giù caffè e cornetto le due persone che ho accanto discutono animatamente. “Ma era mille volte meglio quando c’era la Raggi”, dice il primo, mentre il secondo inveisce contro la spazzatura arrivata ad altitudini mai sfiorate prima. Esco e rispondo al telefono. È la mia compagna che è andata presto alle Poste e mentre aspetta il suo turno mi domanda: “Sai che dicono qua? Che si sono già pentiti di aver votato Gualtieri” (leggi l’articolo).

Dai! Neanche il tempo di cominciare, le rispondo. “Dicono che i bus passano meno. E ognuno ha un suo problema, i soldi non bastano mai, tra tasche vuote e pandemia non c’è aria di un bel Natale. E per fortuna che c’è il Reddito di cittadinanza, sennò c’è chi dice che si va a sparare”. Vabbè, taglio corto. Tra poco ho un dibattito in tv e sicuramente si parlerà di questo. Così corro, mi collego e qual è il tema? Il Reddito di cittadinanza che non serve a niente. Anzi – dicono – se lo pappano i delinquenti.

E vai con le storie di truffe di qua e frodi di là. Bisogna dare questi soldi alle imprese perché assumano, è la lezione che ci fa chi pensa di sapere tutto della povertà, e farnetica di fiscalità negativa, cioè di macchinosi rimborsi sulla dichiarazione dei redditi dei poveri. Ma questi geni i poveri li hanno mai visti? Hanno idea di come sono fatti? Di che carne, di che privazioni, di che bisogni? Chissà, forse pensano che le fila al Pane quotidiano, a Milano, o alla Caritas di Roma non sono per un pasto, ma per presentare il Modello 730. Dopo pochi concetti e molte interruzioni finisce il mio tempo e vado a lavorare.

Tra una telefonata e l’altra ho la tv accesa. Di che si parla? Di pandemia, del Reddito di cittadinanza che non funziona, di chi farà il Presidente della Repubblica, di Renzi che non ha nulla da rimproverarsi sulla macchina del fango ideata da un suo collaboratore contro i 5 Stelle (invece di vergognarsene) e del Reddito di cittadinanza che è un fallimento totale. Di questo non ha dubbi nemmeno Bruno Vespa, stavolta in trasferta da Porro a Rete4, visto che il monopolio dell’informazione politica di Rai1 non gli basta. Così la tv deforma il mondo reale. Spengo. Il silenzio è una musica celestiale.

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